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COVID-19: gli spazi urbani stanno cambiando?

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L’emergenza sanitaria da COVID-19 sta cambiando la modalità di fruizione delle nostre città e le nuove tendenze continueranno ad essere attuali anche in futuro. Alcuni di questi cambiamenti sono già sotto gli occhi di tutti:

  • l’Empire State Building di New York ha previsto il rientro di appena il 15-20% dei 15.000 lavoratori che occupano abitualmente gli spazi dell’edificio;
  • in tutta Europa il boom dell’utilizzo di biciclette e monopattini ha richiesto investimenti per 1,1 miliardi di dollari in nuove infrastrutture e la creazione di 1.400 miglia di nuove piste ciclabili;
  • negli Stati Uniti la pandemia e la nuova modalità del lavoro da remoto stanno spingendo le persone a trasferirsi in zone sempre più periferiche e rurali.

Le nostre abitudini di spostamento e di fruizione degli spazi urbani si stanno quindi modificando e molti aspetti delle nostre città si stanno ridimensionando, favorendo il fenomeno della micromobilità, gli spostamenti a piedi e i ristoranti all’aperto. Tariq Taherbhai, Chief Operating Officer, Global Construction and Infrastructure di Aon afferma: “La pandemia potrebbe accelerare le tendenze che stavamo già osservando all’interno delle nostre città. Stiamo percorrendo strade che non sono del tutto nuove, ma in una modalità più veloce di quanto chiunque avrebbe potuto prevedere.”

Non è la prima volta che un’emergenza sanitaria rimodella gli spazi urbani. Due secoli fa il colera e le altre epidemie hanno spinto grandi città come New York, Londra e Parigi a progettare i primi parchi pubblici, in modo che i residenti potessero avere uno spazio naturale dove poter passeggiare e trascorrere qualche ora all’aperto. Ma quali sono i cambiamenti urbani dettati dal nuovo COVID-19? Vediamone alcuni.

L’ufficio

Molte aziende possono contare su una forza impiegatizia in grado di lavorare completamente da remoto. “Tradizionalmente le città come New York, Londra e San Francisco attirano nei centri urbani talenti con posti di lavoro altamente remunerativi, ma alcuni di questi lavori sono quelli che possono essere svolti a distanza.” dice Prashant Tewari, partner di The Townsend Group, Società di Aon. Che ne sarà quindi dell’ufficio tradizionale se la maggior parte dei dipendenti lavora altrove?

Inoltre, anche se il concetto tradizionale di ufficio fisico rimarrà sempre attuale, le aziende dovranno adeguare i propri spazi per rispettare le nuove regole dettate dal distanziamento sociale. “Dopo una tendenza prolungata nel ridurre gli spazi per gli uffici, ora ci aspettiamo un aumento dello spazio medio dedicato ad ogni singolo lavoratore“, dice Tewari.

La micromobilità

La pandemia ha spinto molte persone a rivedere le proprie preferenze sui mezzi di trasporto, prediligendo opzioni di trasporto personali rispetto a quelle condivise, come i mezzi pubblici o il car sharing. “Molte persone si stanno avvicinando al fenomeno della micromobilità, cioè l’utilizzo di biciclette e scooter per distanze che variano da 1 a 3 km“, dice Jillian Slyfield, Responsabile della pratica di Digital Economy di Aon.  La bicicletta, in particolare, sta godendo di un boom di acquisti nelle principali città americane ed europee, sia per un discorso di mobilità personale che per l’esercizio fisico e la sostenibilità del mezzo.

Ripristinare le strade della città

Con nuovi modelli di traffico e la necessità di più spazio all’aperto, alcune città stanno ripensando il modo di utilizzo dello spazio stradale.” nota Slyfield. “In alcune città i ristoranti e gli spazi commerciali non hanno posti a sedere all’interno e quindi stanno spostando le proprie attività all’esterno, estendendo lo spazio sui marciapiedi. È un cambiamento interessante dal punto di vista delle infrastrutture, trattandosi di cambiamenti che sono guidati in parte dall’economia e in parte dalle preferenze dei consumatori.”

Taherbhai osserva che nel settore delle infrastrutture il “curb-sharing”, cioè la condivisione dello spazio pubblico, è un argomento scottante. “Come si condivide efficacemente una strada con più stakeholder? Queste sono le decisioni che le Amministrazioni dovranno affrontare per rendere le nostre città più efficaci e attraenti“.

Cambiare la nostra vita, cambiare i nostri spazi urbani!

Nel corso del tempo, i nostri rapporti con gli spazi urbani si sono evoluti, così come la forma delle nostre città. Le conseguenze del COVID-19 costituiranno l’ultima tappa di questa evoluzione.  Internet e la rapida adozione da parte di molte aziende del lavoro a distanza possono essere un jolly in questo caso, ma Taherbhai pensa che le città abbiano ancora un futuro. “A lungo termine, le persone vogliono ricominciare a vivere, lavorare e uscire insieme.“, dice Taherbhai. “Penso che le città continueranno ad essere centri vivaci, anche se potrebbero avere un aspetto molto diverso da quello al quale eravamo abituati“.

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